Diploma o attestato? La validità legale
L’utilizzo del termine Diploma quale titolo di studio avente valore legale in Italia è rilasciato a conclusione di un percorso scolastico da scuole statali e paritarie (Legge 10 marzo 2000, n° 62, comma 6) in quanto si attengono ai programmi stabiliti dal Ministero dell’Istruzione e si avvalgono di professori abilitati all’insegnamento dallo stesso Ministero.
Non esiste a tutt’oggi una regolamentazione ufficiale e definita che consenta anche ad altre tipologie di Scuole di formazione, che non rientrino in quelle riconosciute dal Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca (M.I.U.R.), di utilizzare il termine Diploma quale comprova del completamento del percorso di studi.
Per definizione il Diploma è un attestato rilasciato da un’autorità pubblica, idoneo a conferire un titolo di studio, o un diritto.
Tuttavia spesso accade che tale termine venga utilizzato anche da enti formativi che non abbiano i requisiti formali e sostanziali e i dovuti riconoscimenti da parte del Ministero.
Il termine quindi consentito al termine di un percorso di formazione è quello di Attestato di Frequenza al Corso di Formazione Professionale.
A tutt’oggi non ci risulta che siano stati presi provvedimenti tali da modificare un modus operandi spesso legato all’uso e alle consuetudini non supportati dalla conoscenza della regolamentazione.
Link di riferimento:
http://www.nrpitalia.it/DiplomaIstrProfessionale.php   si possono trovare tutte le indicazioni che descrivono le caratteristiche generali del Diploma di istruzione professionale e della Qualifica di istruzione professionale, chi rilascia le certificazioni, cosa si certifica, i criteri di valutazione, spendibilità del titolo e le caratteristiche del percorso di studi con i principali indirizzi previsti.
http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/cm51_10   altre informazioni relative ai diplomi.
Chiarimenti sulla Norma UNI per l'Insegnante di Yoga
Il 6 dicembre 2016 è stata pubblicata la Norma UNI sull'Insegnante di Yoga. In questa pagina cerchiamo di spiegare in modo chiaro di cosa si tratta e che impatto potrebbe avere sull'ambito lavorativo degli Insegnanti di Yoga.
Cos'è una norma UNI?
Le norme UNI sono documenti che descrivono le competenze, le conoscenze e le abilità che un professionista di un determinato settore dovrebbe avere per essere considerato un professionista di qualità.
Queste norme vengono redatte da UNI [Ente di normazione italiano (http://www.uni.com/index.php)] affinché successivamente un altro ente (una società che si occupa di certificazioni) possa verificare la conformità del professionista alla norma che lo riguarda, riconoscendone la qualità e certificandola.
In cosa consiste la norma UNI sull'Insegnante Yoga?
La norma UNI sull'Insegnante di Yoga quindi definisce gli standard qualitativi che un "professionista" di questo settore dovrebbe possedere per essere considerato "di qualità", o quantomeno realmente competente e preparato.
La norma UNI non è vincolante ma rappresenta uno schema di riferimento per valutare la qualità della professione svolta. Non è obbligatorio attenersi a questo schema e l'adesione ai requisiti indicati nella norma UNI è quindi spontanea e volontaria. Il professionista potrebbe decidere di rivolgersi ad un ente abilitato alla certificazione per dimostrare la sua preparazione e la qualità del suo operato a coloro che si rivolgeranno a lui.
La norma UNI sull'Insegnante di Yoga diviene utile se prendiamo in considerazione la legge 4/2013 sulle professioni non regolamentate dove si afferma che in presenza di una norma UNI in vigore, essa costituisce il riferimento per valutare se il professionista ha i requisiti per essere considerato propriamente qualificato. In pratica chi è a norma si qualifica meglio di chi non lo è agli occhi dell'utente finale.
Di fatto le persone che si interessano allo Yoga possono scegliere un insegnante di Yoga da seguire e da cui apprendere la disciplina basandosi sulla fiducia personale, sulla sua reputazione o su altri criteri per intraprendere lo studio e iniziare a praticare. Chi volesse un parametro in più per scegliere un insegnante affidabile, magari senza conoscerlo personalmente o tramite raccomandazione, potrebbe preferire rivolgersi a un professionista certificato a norma UNI.
La scelta di certificarsi a norma UNI quindi è soggettiva e adottata o meno dai singoli insegnanti per qualificarsi nel panorama attuale dello Yoga. Possedere una certificazione a norma UNI aggiunge di fatto valore al proprio curriculum, poiché risulta come un biglietto da visita "vidimato" ufficialmente e certificato da un organismo accreditato presso l'Ente Italiano di Accreditamento (Accredia) secondo lo standard ISO/IEC 17024 per la certificazione delle persone.
E se un Insegnante Yoga non vuole ottenere la certificazione UNI?
Se un Insegnante Yoga non desidera investire denaro per ottenere la certificazione a norma UNI non perde niente e può continuare a svolgere la sua attività rispettando le leggi in vigore riguardo alla responsabilità civile e fiscale.
L'adesione alla norma UNI è quindi volontaria, non impositiva poiché non determina un obbligo in nessun modo. Nessun insegnante di Yoga è obbligato a fare riferimento alla norma UNI per continuare ad insegnare ma chi è interessato a conoscere i requisiti richiesti per la certificazione potrebbe decidere se fare questo investimento e quello necessario per essere poi certificati a norma da un ente abilitato a verificare la sua conformità.
Come posso conformarmi ai requisiti di qualità indicati dalla norma UNI per gli Insegnanti Yoga?
segui il link
I nostri percorsi di eccellenza seguono le linee guida riportate dalla YANI e dalla UNI-PRO
segui il link
Posso seguire una formazione che mi dà già i requisiti per essere "a norma UNI"?
Certamente: basta scegliere un corso di formazione che offra programmi corrispondenti alle indicazioni generali contenute nella norma UNI.
Tieni presente che la norma UNI prevede una formazione ricevuta su un periodo quadriennale quindi distribuita nel tempo. Nandin offre questi requisiti rispettando le indicazioni riportate nella norma. (per info e chiarimenti sui percorsi a norma contattaci).
Se invece hai già completato una formazione e ti mancano alcuni requisiti, potrai eventualmente integrare la tua formazione, avendo cura di farti rilasciare gli attestati di partecipazione ai corsi/seminari frequentati.
Inoltre partecipando ogni anno a corsi/seminari di approfondimento/post-formazione attinenti lo yoga e le conoscenze, abilità, competenze ad esso associate e indicate nella norma, potrai soddisfare il requisito della formazione continua richiesto dalla norma UNI.
Cosa da valore a un attestato?
Come già riportato in precedenza, un attestato per essere legalmente valido deve riportare una dicitura formulata correttamente senza appropriarsi in maniera indebita di titoli allettanti che non competono la figura dell'Operatore Olistico e dell'Insegnante di Yoga.
Sotto un altro punto di vista, il valore dell'attestato, a prescindere dalla scuola che lo emette, è determinato dall'indicazione della legge 4/2013, dalla trascrizione del monte ore totale effettuato, ma, soprattutto, dalla storia e dall'esperienza del docente che è trainer del corso.
La garanzia del percorso effettuato è sia il programma della scuola che il curriculum dell'insegnante, il quale trasferisce di coseguenza le proprie conoscenze agli allievi del corso.
Il Naturopata
Il Naturopata non è un medico, non fa diagnosi nosologica, non cura le malattie, ma aiuta il malato a porsi lungo la via del ripristino della salute, consente di trovare in sé l’energia mentale e fisica per affrontare la lotta alle malattie, e può supportare chi si rivolge a lui nella scelta del metodo di cura naturale (o convenzionale, in certi casi) più indicato al suo problema. La Naturopatia infatti non si pone come sostituto della medicina allopatica (la medicina classica occidentale), ma come strumento complementare.
Come diventare naturopata
Il Naturopata può esercitare la libera professione o lavorare come informatore scientifico, agente commerciale, consulente presso studi medici, farmacie, erboristerie, centri benessere, ecc. Il percorso formativo per diventare Naturopata dura dai tre ai quattro anni, a seconda del livello di approfondimento e della scuola che si sceglie.
Il naturopata in Italia
In Italia la una regolamentazione della professione di naturopata è disciplinata dalla L. 4/2013.
Il medico e il naturopata
Concentriamoci sulla seconda figura professionale. Il naturopata rappresenta l’operatore “di base” del benessere olistico secondo natura, un vero professionista che si occupa di prevenzione attiva e di pedagogia dell'autoguarigione.
Nel codice deontologico del naturopata si legge:
"Le attività oggetto della professione di naturopata si fondano su metodologie e su tecniche specifiche volte allo studio, alla ricerca, alla consulenza, all'analisi, alla valutazione empirica ed all'intervento sui fenomeni, sui processi, sulle strutture, sugli stili di vita, sugli orientamenti di valore.
La professione di naturopata si svolge attraverso la ricerca, l'analisi e le pratiche naturopatiche aventi come oggetto il mantenimento dello stato di salute quale equilibrio dinamico psico-fisico-sociale. Il suo operato è prevalentemente indirizzato alla prevenzione, ponendosi in relazione al curato, quale guida, consigliere, tutore e curatore."
Nella cassetta degli attrezzi di un medico naturopata troverete dunque, le erbe e le essenze (fitoterapia, fiori di Bach), i massaggi (Shiatsu, Ayurveda, etc.), la meditazione e le discipline energetiche (Reiki,Pranoterapia, etc.), e via dicendo.
La professione di naturopata include le attività di ricerca, di sperimentazione, di pianificazione, di programmazione, di progettazione, di organizzazione, di valutazione, di formazione, di didattica e di consulenza.
Il naturopata può esercitare la libera professione o lavorare come informatore scientifico, agente commerciale, consulente presso studi medici, farmacie, erboristerie, centri benessere e via dicendo.
Codice deontologico del Naturopata
1. Il naturopata si occupa della salute e non della malattia; aver cura di diffondere i modelli salutisti è un dovere e non un diritto di ogni individuo.
2. Egli non si sostituisce mai al medico o al terapeuta non convenzionale; (a meno che non ne possieda i requisiti), ma opera in collaborazione con gli operatori medici e paramedici della medicina convenzionale improntando il rapporto professionale al reciproco rispetto.
3. Non compie alcuna diagnosi e/o prognosi rientrante nelle metodiche, tecniche, pratiche, inserite nell’ambito delle conoscenze della medicina accademica.
4. Il suo compito è quello di consigliare, guidare, indirizzare verso stili di vita atti al mantenimento del benessere fisico-psichico-sociale. Egli è un esperto in metodiche non convenzionali, meglio definibili con il termine “medicine complementari”; grazie alla sua visione globale può collaborare con gli addetti dei vari settori della medicina convenzionale e non convenzionale; la sua funzione è quella di consigliare per il mantenimento dello stato di equilibrio, sostituendo il termine “malattia” con le accezioni: disarmonia, squilibrio, disaccordo, errore.
5. Il suo procedere è orientato sui modelli che la natura propone; l’uomo, quale parte della creazione, rispecchia nella sua composizione le leggi insite nella natura. Il naturopata può ricorrere ai rimedi che la natura mette a disposizione, secondo una base normale e naturale. Per rimedi naturali si intendono quelli già pronti all’uso, che la natura offre.
6. Il suo compito principale è quello di guidare per il raggiungimento della prevenzione primaria, ricorrendo all’interazione sociale indirizzata alla presa di coscienza, ai dettami del buon senso comune, alla capacità di autoregolazione e di adattamento, di autocura e del mantenimento dell’omeostasi.
7. L’uomo viene considerato quale sistema integrale composto da: corpo, mente, spirito; la naturopatia sposa: modelli umanitari, complementari, naturali, filosofici. Nella naturopatia convergono anche le scienze pedagogiche, sociali, antropologiche, nell’ambito del raggiungimento dell’obiettivo olistico.
8. La naturopatia propone la “neutralità terapeutica”, ovvero l’ascoltare senza mai emettere giudizi; il curato, se vuole, accetta i consigli, senza sentirsi sottomesso né obbligato.
9. Il naturopata è anche tanatologo, nel senso che deve lenire l’angoscia esistenziale e provvedere all’accettazione del significato del naturale invecchiamento e del naturale sopraggiungere della morte.
10. Il naturopata è un educatore, che si “impressiona” nell’intima relazione con ciò che è naturale, ed è in grado di trasferire su altri, tale qualità.
11. Il naturopata coglie e trasmette il senso della vita; egli è un “modello ideale relativo” proposto al bisognoso.
12. Il naturopata per la sua formazione è l’uomo integrale, naturale e primitivo nella sua costituzione; mutevole e adattabile nel suo temperamento.
13. Egli conosce la fisiologia e anatomia tradizionale, nella quale il corpo fisico viene considerato in ultima istanza quale rappresentazione confinale dell’individuo.
14. Egli conosce i principi basilari delle medicine tradizionali, in particolare della medicina tradizionale cinese, e della medicina tradizionale indiana.
15. Il naturopata conosce gli elementi basilari della medicina accademica, auspicando nel contempo che gli operatori sociosanitari, conoscano a loro volta gli elementi basilari della fisiologia e medicina tradizionale. In tal guisa la collaborazione e l’interazione sociale tra questi interlocutori risulterà scevra di rumore comunicativo.
16. Il suo operare implica una visione globale dell’individuo e la competenza di un meta-intervento attraverso una conoscenza complessiva, integra e naturale.
17. Nell’ambito dell’attuazione della prevenzione primaria, egli opera intervenendo (con i suggerimenti) solo quando si renda necessario, o solo all’inizio del primo approccio con la realtà disordinata dell’individuo. L’uomo sano è libero, egli si sviluppa in concomitanza con l’evoluzione del creato (coevoluzione) e si scopre sempre più cosciente e compartecipe all’unità del creato.
18. La naturopatia si ripromette di liberare l’uomo dai condizionamenti, pregiudizi, paure, false conoscenze, per ricondurlo verso il proprio sviluppo dell’autocoscienza.
19. Il naturopata, con la propria attività, non deve mai porre in pericolo la salute degli esseri viventi.
20. Non basa la propria attività sul profitto. Per esercitare la professione del naturopata bisogna esprimere ”l’atto di amare”, ovvero l’occuparsi degli altri fraternamente. L’arte della naturopatia è un’espressione del compimento del proprio essere.
21. Il naturopata deve evitare di utilizzare qualsiasi strumento medico nell’espletamento della propria attività.
22. Il naturopata è vincolato al segreto professionale.
23. Egli è obbligato ad ampliare, affinare, approfondire le proprie conoscenze, seguendo i corsi di aggiornamento.
24. Egli deve ottemperare a tutte le vigenti leggi in merito alle attività di libero professionista.
25. La qualifica di naturopata non comprende alcune altre specializzazioni; per poter utilizzare altri titoli accademici deve ottenere ulteriori titoli specifici nell’ambito delle proprie competenze (omeopatia, fitoterapia, operatore shiatsu, ecc.)
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